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Intelligenza artificiale, il professore Nello Cristianini: «Per stupirmi deve fare delle scoperte che a noi son sfuggite» – Il Messaggero

«Quando parliamo di macchine intelligenti, non so cosa “dovremmo” fare, ma so bene cosa faremo. Noi siamo i discendenti di Pandora. Faremo come lei». Nello Cristianini, 55 anni, è professore di intelligenza artificiale a Bath, nel Regno Unito, e ha dedicato la sua vita allo studio degli algoritmi, con diversi contributi significativi nello sviluppo di Ai e machine learning.

È tra quelli che hanno avuto modo di osservare dalle prime file un evento epocale: il primo contatto tra l’Homo Sapiens e un’intelligenza «aliena», l’Ai generativa. Mentre lo scorso anno l’uomo imparava a convivere con questa nuova entità, Cristianini presentava al mondo “La Scorciatoia” (Il Mulino, 2023). Lì il suo ritmo narrativo era rilassato, analitico, accademico, tanto che il testo è già stato adottato come riferimento in alcuni corsi universitari. C’era ancora tempo per interrogarsi sul concetto di intelligenza e per capire come, dopo 70 anni di tentativi, siamo arrivati a creare delle macchine capaci di superare il test di Turing e parlare con noi, come noi. 

Oggi con “Machina Sapiens” (Il Mulino, 2024) il ritmo cambia. Tra i racconti di chi si innamora di questa nuova entità, chi la teme e chi è convinto che sia autocosciente, il nuovo libro di Cristianini è umano d’impostazione e “tradisce” il suo background eclettico, che dall’informatica spazia al confine con filosofia, psicologia, biologia. Fino a toccare la mitologia classica e quel paradigma di Pandora che più di tutti incapsula il dilemma che la scienza si trova adesso ad affrontare. Quel vaso va scoperchiato? In quella stanza dove, per dirla con Sam Altman, ceo di OpenAI, «viene spinto indietro il velo dell’ignoranza», l’uomo ha il diritto di entrare?

Certo in quella stanza oggi c’è un gran via vai, perché la rivoluzione generativa nel frattempo ha avuto riflessi anche in politica (il 14 maggio il tema dell’Ai ha fatto sedere allo stesso tavolo Usa e Cina, in cerca di un accordo per mitigarne i rischi), in economia (il mercato vanta tassi di crescita annui vicini al 40%), nei tessuti corporate e, soprattutto, nella nostra vita quotidiana.

Con ChatGPT-4o, presentato da OpenAI il 13 maggio, l’algoritmo può riconoscere le nostre espressioni facciali, leggendoci le emozioni in tempo reale. Tutto (per ora) gratuito, tutto da smartphone. Tutto ormai indistinguibile da un’interazione umana.

Che idea si è fatto della nuova versione di ChatGPT? 
«GPT-4o combina insieme diverse “modalità”, ovvero testo, immagini e voce, e questo lo rende molto più facile da usare, e probabilmente più utile. Come prodotto è molto più avanzato, ma non sembra mostrare cambiamenti stupefacenti nella tecnologia».

Cosa deve fare una macchina oggi per stupirla? 
«Mi piacerebbe un giorno vedere un algoritmo capace di fare delle scoperte che a noi son sfuggite, analizzando la letteratura scientifica per aiutarci a comprenderla meglio».

A proposito di comprensione: ChatGPT, dopo aver divorato milioni di dati, è riuscito a comprendere in totale autonomia alcune connessioni logiche e causali. Come ha fatto? 
«Non lo so, e credo che non lo sappiano neanche gli ingegneri che l’hanno sviluppato. Turing diceva che non c’è bisogno di capire come funziona un seme per farlo germogliare. Le interazioni tra un algoritmo, che comprendiamo, e dei dati enormi e complessi creano delle conoscenze interne alla macchina che ancora non riusciamo a spiegare. Nel caso di GPT 3.5, queste conoscenze sono rappresentate da 175 miliardi di numeri, organizzati in 96 livelli di astrazione».

Di questo passo raggiungerà l’autocoscienza?
«Attenzione, parliamo di due cose diverse. L’intelligenza è l’abilità di risolvere problemi. La coscienza è l’abilità di provare sentimenti. Alcuni le confondono perché gli esseri umani sono in possesso di entrambe, ma non è detto che siano collegate. Noi stiamo implementando la prima, e non credo che faremo grandi progressi (né abbiamo intenzione di farli) riguardo la seconda».

Eppure c’è già chi considera ChatGPT “umano”. 
«Lo scorso anno, quando OpenAi ha rilasciato il suo algoritmo sul web, 100 milioni di persone si sono messe a chiacchierare, per la prima volta nella storia dell’uomo, con quella che nel libro definisco un’«intelligenza aliena», intesa come l’intelligenza più distante da noi mai osservata finora. Forse non siamo pronti a questo incontro, la nostra mente non si è evoluta per questo. È normale perciò che ognuno reagisca in modo diverso: qualcuno si è innamorato, molti si sono spaventati, un famoso ricercatore di Google si è licenziato convinto che l’algoritmo fosse pericoloso. Tutte forti reazioni emotive a un incontro storico, ma ci abitueremo».

C’è anche un po’ di diffidenza, specie per quanto riguarda il mercato del lavoro, dove sembra che l’Ai ci stia pian piano rimpiazzando. 
«Lo scopo dell’automazione è quello di delegare alle macchine alcuni compiti che svolgono gli esseri umani. E l’automazione è in pieno corso ormai da più di trent’anni. Alle sue spalle vedo una stampante: quello è un tipografo che non lavora più. L’Ai sta portando questo processo in un dominio diverso, quello dei lavori creativi. Forse un giorno arriverà anche nel mio dominio della ricerca».

Un anno fa alcuni esperti del settore hanno stilato una lettera aperta dove si parla di un potenziale «rischio estinzione» della razza umana per mano dell’Ai. Tra i firmatari anche Sam Altman. Cosa ne pensa?
«Non mi piace essere tecno-entusiasta (non è detto che tutto andrà sempre e comunque meglio grazie alla tecnologia) ma ci tengo alle parole: se uno scienziato firma un documento dove si parla di estinzione, ha anche il dovere di spiegarci come potrebbe avvenire. Siamo 8 miliardi, ci sono persone che vivono completamente isolate dalla tecnologia».

Sembra esserci un alone di ansia diffusa intorno al concetto di Ai. 
«In parte è giustificata perché viviamo in un momento storico di grande cambiamento. Bisogna rimanere calmi, professionali. La paura dell’ignoto è la peggior paura. E si sconfigge informandosi, studiando e capendo. Per poi regolamentare come si deve».

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